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LUGLI ALBANO

Carpi, 1834 – 1914

Nasce nel 1834 a Carpi, dove compie i primi studi artistici presso la Scuola di disegno, diretta da Claudio Rossi, frequenta quindi l’Accademia di Belle Arti di Modena, dal ‘49 al ‘67, avendo come insegnante di figura Luigi Asioli. In questi anni ha modo di mettersi in luce sia all’interno dell’Istituto, dove ottiene numerosi riconoscimenti nei concorsi, ma anche presso il più largo pubblico modenese, che dimostra di apprezzare le tele esposte alle rassegne della Società d’Incoraggiamento.I titoli di tali opere denunciano i modelli ricorrenti nell’insegnamento accademico, in cui grande spazio aveva la soggettistica storico-letteraria, di volta in volta ispirata alle Sacre scritture (Abele che offre un sacrifizio a Dio presentato nel ‘57), all’esotismo di maniera (Un cacciatore Africano nel ‘62) o a più recenti romanzi di successo (Il giovane Chactas che piange sulla tomba di Atala, 1862, da un romanzo di Chateaubriand). Anche nella prima impresa decorativa di un certo respiro, il ridotto e le sovraporte del Teatro Comunale di Carpi, nel 1860-61, Lugli denuncia i modelli appresi all’Accademia: i putti sono infatti chiaro riferimento alla correggesca Camera di S. Paolo. Nel 1867 un altro episodio biblico ampiamente sfruttato nelle accademie, Booz e Ruth, gli vale il pensionato governativo triennale a Firenze (Archivio di Stato di Modena, Fondo Istituto d’Arte A.Venturi, b. 21, Atti dell’Istituto 1871-72). In questa città, oltre a seguire i corsi di Enrico Pollastrini, che spingeva gli allievi a confrontarsi con i primitivi quattrocenteschi, Lugli può approfondire la conoscenza della pittura macchiaiola, il cui modello risulta leggibile nei bozzetti dei saggi annuali, Giotto fanciullo e Le porte del Ghiberti (Carpi, Museo Civico). Se i soggetti rientrano nel filone delle biografie degli artisti, le scelte operate dal pittore mostrano piuttosto l’adesione alle novità fiorentine, nell’urgenza di fissare il dato reale attraverso rapide pennellate e nell’ambientazione priva di retorica. Al termine del pensionato arrivano i primi riconoscimenti in patria: nel 1870 è nominato membro della Commissione di Storia Patria e Belle Arti di Carpi, nel ‘72 Malatesta lo propone inutilmente per la cattedra di Figura e l’anno seguente inizia la lunga collaborazione con Fermo Forti e Lelio Rossi nel cantiere della Cattedrale carpigiana, lavoro che lo occuperà fino al 1890 circa. La commissione di questi lavori seguiva di un anno l’intervento in S. Nicolò di Carpi con La proclamazione del Dogma dell’Immacolata Concezione. Sono questi gli anni di maggior impegno del Lugli, sia a Reggio Emilia, dove risiede dal ‘74 all’82, sia nel carpigiano; nel solo 1876 esegue il Ritratto funebre di Ferdinando Bertesi nella chiesa di S. Martino Secchia, gli Angioletti in S. Francesco a Carpi e la copia del S. Rocco di Bernardino Loschi per la Cappella Molinari di S. Croce. A Reggio Emilia partecipa nel 1885 con Cirillo Manicardi e Giulio Ferrari ai restauri della volta della basilica della Ghiara e alla decorazione della basilica di S. Prospero. È quello un periodo di intenso lavoro: esegue le Stigmate di S. Francesco (Carpi, S. Nicolò), una tela per S. Biagio in Palude nell’84, due disegni per la rivista La rivoluzione a Modena (1880); tra il 1881 e il 1883 collabora inoltre al giornale satirico “La rondine”. Dopo l’esperienza reggiana il raggio d’azione di Lugli va via via restringendosi e la partecipazione alle esposizioni si fa meno frequente; vale la pena di ricordare tra le altre la presentazione a Bologna nell’88 di un dipinto di chiaro sapore municipalistico come l’Ariosto ambasciatore presso Alberto Pio. Le commissioni del clero locale continuano fin dentro il nuovo secolo con la S. Famiglia e i SS. Antonio da Padova e Antonio Abate del 1897 (Cortile, Chiesa di San Nicola), gli interventi in S. Bartolomeo a Villafranca di Medolla e in S. Nicolò a Sestola, entrambi del 1900, e Il battesimo di Cristo nella parrocchiale di S. Giacomo Roncole, nel 1904. In quest’ultima opera l’apertura del paesaggio e la stesura sfumata di ampie parti marca la distanza rispetto ai modelli puristi, di ascendenza malatestiana, evidenti nelle precedenti pale d’altare.
La progressiva chiusura in una dimensione locale e l’adeguamento stilistico alle esigenze della committenza appaiono evidenti soprattutto nella ritrattistica, il cui soggetto privilegiato è la società carpigiana dei ricchi imprenditori del truciolo, della nobiltà agraria, del clero e delle professioni. Una società caratterizzata da un riserbo di stampo borghese che prende corpo in pose attimali e antiretoriche, nei colori sobri e nelle poche note di costume, volte a esprimere il livello sociale senza tuttavia turbare il clima di quieta familiarità espressa dal soggetto. Stilisticamente i primi anni ottanta segnano una frattura con la prima produzione, cui appartiene certamente il Ritratto di Simone Pistone (Raccolta Assicoop Modena – Unipol), datato 1879, caratterizzato da una stesura pittorica larga, per macchie di colore, e dal caratteristico taglio di luce a segnare metà del volto, espediente questo usato spesso, come nell’Autoritratto con cappello del 1876 (Carpi, raccolta privata) e nel Ritratto di Carlo Grossi a matita del 1877 (Carpi, Museo Civico). Tipiche della dimensione distesa della ritrattistica del Lugli appaiono l’accenno di increspatura delle labbra, quasi un sommesso riso, e l’impercettibile movimento verso lo spettatore, volto a creare un senso di complice familiarità con il riguardante. Nel corso degli anni successivi la competizione con l’analitico descrittivismo della fotografia porta il pittore a privilegiare una nitida definizione formale, evidente nei ritratti di Bernardino Meloni e della moglie (Modena, raccolta privata), in quello di Luigi Praudi (Carpi, Museo Civico), e nel tardo ritratto di Eligio Casarini (Carpi, Museo Civico).
A riprova dell’importanza del peso della committenza in queste scelte stanno due ritratti dal tono aulico: Ludovico Benzi in veste di cacciatore (Modena, raccolta privata) del 1897 e il di poco successivo Emilio Bulgarelli (Carpi, Museo Civico) col suo evidente modello malatestiano. Albano Lugli si spegne nell’ospedale di Carpi nel 1914.

Riferimenti bibliografici: Albo…1857; Albo…1862; Guida…1863; Guida..1866; Balletti 1925, p. 311; Mostra di pittori carpigiani…1948; Guandalini (a cura di), Mostra retrospettiva…1966, pp. 5-7; Cappi 1981, p. 133; Garuti 1987, p. 32; Garuti 1990, pp. 114-127; Garuti 1992, pp. 34-35; Golinelli – Garuti 1993, pp. 125, 154, 225, 288; Martinelli Braglia 1993; Bellei – Pecoraro 1996, p. 164; Martinelli Braglia 1998.

(Tomas Fiorini, 2008)

 

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